Le polizze assicurative dedicate ai rischi informatici, note come cyber insurance, stanno conoscendo una diffusione crescente tra le aziende italiane, spinte sia dalla percezione sempre più concreta del rischio cyber sia dalla necessità di tutelarsi economicamente rispetto a costi che possono rivelarsi estremamente elevati in caso di incidente grave, tra ripristino dei sistemi, sanzioni normative, spese legali e perdita di fatturato durante l’interruzione dell’operatività .
Le coperture offerte da queste polizze variano sensibilmente a seconda del fornitore e del livello di premio sottoscritto, ma generalmente includono alcune componenti principali: i costi diretti legati alla gestione dell’incidente, come l’intervento di esperti di analisi forense digitale e di ripristino dei sistemi; le spese legali e di notifica connesse agli obblighi previsti dal GDPR in caso di violazione di dati personali; la responsabilità civile verso terzi, nel caso in cui l’incidente abbia causato danni a clienti o partner commerciali; e, in alcune polizze più complete, la copertura per la perdita di reddito derivante dall’interruzione dell’attività aziendale a seguito dell’attacco.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la copertura del riscatto pagato in caso di attacco ransomware, un tema che genera dibattiti significativi nel settore assicurativo: se da un lato alcune polizze prevedono questa possibilità , dall’altro le autorità di sicurezza nazionali ed europee sconsigliano fermamente il pagamento dei riscatti, ritenendo che questa pratica alimenti l’economia criminale e non garantisca in ogni caso il recupero effettivo dei dati. Diverse compagnie assicurative stanno progressivamente rivedendo le proprie politiche in questo senso, limitando o escludendo la copertura del riscatto per disincentivarne il pagamento.
Un elemento fondamentale, spesso sottovalutato dalle aziende italiane in fase di sottoscrizione, riguarda i requisiti minimi di sicurezza richiesti dalle compagnie assicurative come condizione per l’accesso alla copertura o per ottenere premi più contenuti. Sempre più spesso, le polizze richiedono l’adozione di misure specifiche, come l’autenticazione a più fattori su tutti gli accessi remoti, backup regolarmente testati e conservati offline, e piani di risposta agli incidenti documentati, trasformando di fatto la sottoscrizione assicurativa in un ulteriore stimolo verso il miglioramento concreto della postura di sicurezza aziendale.
Il processo di sottoscrizione di una polizza cyber richiede generalmente una valutazione approfondita della maturità di sicurezza dell’azienda richiedente, attraverso questionari dettagliati o, nei casi più strutturati, audit tecnici veri e propri. Questo processo, seppur talvolta percepito come oneroso dalle aziende, in particolare dalle PMI meno abituate a questo tipo di verifiche, ha il pregio di far emergere lacune di sicurezza che altrimenti potrebbero rimanere invisibili fino al momento di un incidente reale.
Per le aziende italiane, la cyber insurance non dovrebbe essere considerata un sostituto degli investimenti in sicurezza informatica, ma un complemento a una strategia di gestione del rischio più ampia: la polizza assicurativa interviene quando le misure preventive non sono state sufficienti a impedire un incidente, ma non riduce in alcun modo la necessità di investire concretamente nella protezione dei propri sistemi e nella formazione del personale, elementi che restano la prima e più efficace linea di difesa.



