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Il Decreto Sicurezza 2025: nuove tutele e nuovi reati

Il 2025 si è aperto, per le forze dell’ordine italiane, con l’approvazione di uno dei provvedimenti più discussi degli ultimi anni: il cosiddetto “decreto Sicurezza”. Il 4 aprile 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge sul tema della sicurezza che, tra le altre cose, introduce nuovi reati, inasprisce le condizioni per i detenuti e prevede maggiori tutele per le forze di polizia e i militari. Si tratta di una svolta procedurale significativa: il testo era nato come disegno di legge, in discussione in Parlamento da tempo, ma il governo ha scelto la via del decreto-legge per accelerarne l’entrata in vigore, riducendo così lo spazio di intervento delle Camere. Lavialibera

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto, che è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lasciando al Parlamento sessanta giorni di tempo per la conversione in legge. Il percorso parlamentare si è concluso alcune settimane dopo: il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, tutela del personale in servizio e ordinamento penitenziario, è stato convertito in legge dal Senato con 109 voti favorevoli, 69 contrari e un’astensione, al termine di un iter durato diciotto mesi e composto da 39 articoli. Il PostLagazzettadeglientilocali

Sul piano del diritto penale sostanziale, il provvedimento ha un impatto rilevante. L’articolo 2 introduce nuove fattispecie di reato, come la detenzione di materiale con finalità di terrorismo, punita con la reclusione da due a sei anni, e la diffusione online di istruzioni per compiere atti violenti o di sabotaggio, disciplinata dal nuovo articolo 270-quinquies.3 del codice penale. Viene inoltre introdotto il reato di occupazione arbitraria di immobile destinato al domicilio altrui, punito fino a sette anni di reclusione, con la possibilità per la polizia giudiziaria di disporre il rilascio immediato dell’immobile occupato anche senza mandato del giudice. Fisco e Tasse

Il cuore politico del provvedimento riguarda però la tutela del personale delle forze dell’ordine. Il decreto introduce un’aggravante che aumenta fino alla metà la pena per resistenza a pubblico ufficiale, violenza o minaccia quando questi comportamenti sono rivolti a chi esercita funzioni nelle forze dell’ordine, e prevede una copertura statale fino a diecimila euro per le spese legali sostenute dal personale delle forze armate, di polizia e dei vigili del fuoco quando risultino imputati o indagati per fatti connessi al servizio. Sempre in questa direzione, viene introdotta la libertà per gli agenti di detenere armi da fuoco personali senza licenza anche fuori dal servizio, insieme alla possibilità di dotarsi di dispositivi di videosorveglianza indossabile, le cosiddette bodycam. LagazzettadeglientilocaliLagazzettadeglientilocali

Sul fronte tecnologico, è previsto un investimento statale superiore a venti milioni di euro nel triennio per la dotazione di bodycam agli operatori. Il governo ha precisato che l’utilizzo di questi dispositivi non è obbligatorio ma facoltativo per gli operatori, una scelta che ha suscitato critiche da parte di alcune organizzazioni sindacali e associazioni per i diritti civili, le quali avrebbero preferito un obbligo generalizzato come strumento di trasparenza reciproca tra cittadini e forze dell’ordine. Fisco e Tasse

Va sottolineato che le tutele introdotte non coincidono con il cosiddetto “scudo penale” invocato da alcune componenti della maggioranza durante l’iter parlamentare: le tutele previste per le forze dell’ordine non consistono in un’immunità dai procedimenti penali, ma in un sostegno economico e nella possibilità di continuare a prestare servizio anche in pendenza di indagine, con lo Stato che si fa carico delle spese legali fino a un massimo di diecimila euro per ogni fase del procedimento. Si tratta di una distinzione giuridicamente rilevante, perché uno scudo penale in senso proprio avrebbe sollevato dubbi di legittimità costituzionale sotto il profilo dell’uguaglianza di fronte alla legge, mentre un sostegno di natura economica e organizzativa si colloca in una logica più tradizionale di tutela del dipendente pubblico esposto a rischi professionali. Euronews

Il decreto interviene anche sull’ordinamento penitenziario, con misure controverse come l’abrogazione del rinvio obbligatorio della pena per le detenute madri e l’introduzione del reato di rivolta all’interno di un istituto penitenziario, punito con pene severe per chi promuove o organizza forme di resistenza collettiva all’ordine carcerario. Sul fronte della sicurezza urbana, sono stati inaspriti i controlli sui noleggi di autovetture, ora soggetti a segnalazione anche in relazione a reati di mafia e criminalità organizzata, e sono state rafforzate le sanzioni per chi non si ferma all’alt intimato dalla polizia.

Dal punto di vista sistemico, il decreto Sicurezza 2025 rappresenta un tentativo di rispondere a una duplice esigenza, spesso in tensione tra loro: da un lato dare risposta alle richieste delle organizzazioni sindacali di polizia, che da anni lamentavano un’insufficiente tutela giuridica ed economica degli operatori esposti quotidianamente a rischi fisici e legali; dall’altro rafforzare gli strumenti repressivi dello Stato in materia di ordine pubblico, con un’attenzione particolare a fenomeni come l’occupazione abusiva di immobili, il terrorismo digitale e le proteste di piazza. Le critiche dell’opposizione si sono concentrate proprio su questo secondo profilo, giudicato eccessivamente compressivo delle libertà di manifestazione e di protesta, mentre le associazioni sindacali del comparto sicurezza hanno generalmente accolto con favore le misure di tutela economica e assicurativa, pur chiedendo un loro ulteriore rafforzamento nei provvedimenti successivi, come si è poi effettivamente verificato con il decreto Sicurezza del 2026.

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