L’ultimo grande tema che ha attraversato il dibattito sulle forze dell’ordine nel 2025 e nel 2026 riguarda l’uso delle tecnologie di intelligenza artificiale, e in particolare del riconoscimento facciale, nelle attività di polizia. Si tratta di una materia delicata, che intreccia esigenze di sicurezza pubblica con la tutela dei dati personali e delle libertà fondamentali dei cittadini.
Il punto di partenza normativo è la legge quadro italiana sull’intelligenza artificiale approvata nel 2025. Nel 2025 è stata approvata la legge n. 132 sull’intelligenza artificiale, che delega il governo a introdurre una disciplina specifica per l’impiego dell’IA nelle attività di polizia; nel 2026 il Parlamento ha poi esaminato uno schema di decreto legislativo per adeguare la normativa italiana al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, intervenendo anche sull’identificazione biometrica remota in tempo reale e distinguendo le attività di prevenzione e ricerca da quelle propriamente investigative. Cronaca Flegrea
Il percorso di approvazione del decreto attuativo non è stato lineare, e ha visto un ruolo attivo del Garante per la protezione dei dati personali. Il Garante Privacy ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo che adegua la normativa italiana all’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, disciplinando l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia e definendo limiti, presupposti e garanzie per il trattamento dei dati biometrici e per l’uso di tecnologie di identificazione biometrica da remoto; pur ritenendo il decreto complessivamente coerente con l’AI Act e con la legge delega n. 132/2025, l’Autorità ha comunque individuato alcuni profili da integrare. Tra le garanzie procedurali previste dal testo, è stabilito che l’autorità giudiziaria debba provvedere sulla richiesta di autorizzazione all’uso di questi strumenti entro le successive ventiquattro ore. Sky TG24Sky TG24
L’iter si è concluso a settembre 2026 con la pubblicazione del provvedimento attuativo. Il decreto legislativo n. 160 del 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre 2026, rappresenta il primo pacchetto di norme attuative della legge 132 del 2025 e stabilisce che, quando un agente consulta un sistema di riconoscimento facciale per rintracciare un latitante, debba seguire un percorso autorizzativo preciso, non più lasciato alla prassi degli uffici, prevedendo inoltre un percorso probatorio agevolato per chi ritenga di aver subito un danno da un algoritmo difettoso. Il provvedimento si inserisce dunque in una logica di bilanciamento: da un lato riconosce l’utilità operativa di questi strumenti per le indagini e la ricerca di persone, dall’altro impone procedure di controllo che riducano il rischio di un uso indiscriminato o non tracciabile della tecnologia. La Repubblica
Il dibattito politico attorno a questo tema resta comunque acceso, come dimostra la reazione delle opposizioni durante l’esame parlamentare dello schema di decreto. La Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto che disciplina l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia, mentre il Garante Privacy ha chiesto modifiche più profonde su biometria, banche dati, riconoscimento facciale e garanzie di controllo previste dall’AI Act. Il presidente dell’Autorità garante ha inoltre pubblicamente richiamato l’attenzione sul rischio di un uso eccessivamente esteso di questi strumenti: l’obiettivo dichiarato dall’Autorità è evitare che una tecnologia pensata per situazioni specifiche finisca per essere utilizzata in modo molto più ampio, in una logica di sorveglianza di massa. Cybersecurity 360Cronaca Flegrea
Accanto al riconoscimento facciale in senso stretto, il tema delle bodycam in dotazione alle forze di polizia locale ha già prodotto casi concreti di confronto con il Garante Privacy a livello territoriale. Il Comune di Brescia ha inviato all’Autorità una valutazione d’impatto relativa a un sistema di videocamere operative individuali da fornire in dotazione agli agenti della Polizia locale, in relazione alla quale il Garante aveva già rilevato in precedenza criticità concernenti l’indicazione della base giuridica del trattamento, l’insufficiente previsione di misure a tutela dei diritti dei dipendenti coinvolti e la mancata indicazione della durata di conservazione dei file di log. Questo caso è indicativo di una tendenza più ampia: l’introduzione di nuove tecnologie di sorveglianza e identificazione nelle attività di polizia locale e nazionale richiede un dialogo costante e non sempre agevole con l’Autorità di controllo, chiamata a verificare che l’innovazione tecnologica non comprometta le garanzie previste dal Regolamento generale sulla protezione dei dati e, più di recente, dal Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, entrato in una nuova fase applicativa con l’AI Omnibus in vigore dal 27 luglio 2026. Garante Privacy
Il quadro che emerge da questi sviluppi è quello di un settore, quello della tecnologia applicata alla sicurezza pubblica, ancora in fase di assestamento normativo, nel quale il legislatore italiano sta cercando di conciliare l’esigenza di dotare le forze dell’ordine di strumenti moderni ed efficaci con la necessità di mantenere solide garanzie procedurali a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, in un dialogo costante con le istituzioni di controllo nazionali ed europee.
