Una vocazione nata con la Repubblica di Venezia
Di Bruno Siciliano – Security Manager
La provincia di Brescia è oggi uno dei distretti armieri più rilevanti d’Europa, e per comprenderne l’origine bisogna risalire a cinque secoli fa, al rapporto tra la Repubblica di Venezia e la Val Trompia, la piccola valle a nord di Brescia dove nascono ancora oggi armi esportate in tutto il mondo.
Siamo nel 1526. La Serenissima aveva compreso da tempo il valore strategico delle armi da fuoco: già dal Trecento l’Arsenale di Venezia — il complesso di cantieri che costruiva le navi da guerra della Repubblica — produceva, sotto il controllo diretto del Consiglio dei Dieci, anche polvere da sparo e armamenti. Ma la sola produzione lagunare non bastava a soddisfare il fabbisogno bellico dello Stato, ed era necessario affidarsi a maestranze esterne di provata affidabilità. Il 3 ottobre 1526 l’Arsenale commissionò a un artigiano di Gardone, in territorio bresciano, la fornitura di 185 canne da archibugio: il suo nome era Bartolomeo Beretta. Quella commessa, ancora conservata negli archivi, segna la nascita di quella che sarebbe diventata la più antica fabbrica d’armi al mondo tuttora attiva.
La scelta di Gardone non fu casuale: la Val Trompia offriva torrenti per alimentare magli e fucine, giacimenti minerari nelle montagne circostanti e una manodopera che da generazioni si tramandava la lavorazione dei metalli. Venezia seppe individuare in quella valle un polo produttivo strategico, integrandolo nella propria rete di approvvigionamento militare.
Va ricordato, per correttezza storica, che le guerre della Serenissima non ebbero sempre carattere puramente difensivo: Venezia condusse anche campagne di espansione nell’entroterra veneto e lombardo, che la misero in conflitto anche con altre potenze cristiane, come nella guerra della Lega di Cambrai del primo Cinquecento. Diverso, e storicamente ben documentato, è invece il ruolo che la Repubblica ebbe nel contenere l’espansione dell’Impero ottomano nel Mediterraneo orientale: un confronto secolare che vide Venezia protagonista, insieme ad altre potenze cristiane, della Lega Santa che nel 1571 sconfisse la flotta ottomana nella battaglia di Lepanto, un evento che gli storici considerano tra i momenti chiave nel contenimento dell’espansione ottomana verso l’Europa occidentale in quella fase storica. È in questo contesto di impegno militare pluridecennale, tra fronti diversi, che va collocata la commessa affidata a Bartolomeo Beretta: un piccolo tassello di una macchina bellica assai più ampia, di cui la Repubblica aveva bisogno per sostenere i propri interessi sia in terraferma sia sul mare.
Da distretto artigiano a filiera industriale
Nei secoli successivi, la vocazione armiera bresciana ha attraversato fasi alterne, rinnovandosi progressivamente. Un salto dimensionale importante avvenne con la Prima guerra mondiale, quando le commesse belliche trasformarono l’industria locale: nel Bresciano, aziende come la Metallurgica Tempini assunsero un ruolo di primo piano, mentre in tutta Italia le grandi imprese meccaniche si convertivano alla produzione bellica su larga scala. Nei mesi precedenti la caduta del fascismo, nel luglio 1943, l’industria bresciana toccò un picco occupazionale di 130 mila addetti.
Oggi la Val Trompia resta il cuore del distretto, specializzato soprattutto in armi sportive e da caccia per il mercato europeo. Secondo i dati Istat elaborati dal Centro studi di Confindustria Brescia, il settore conta un centinaio di aziende, oltre duemila addetti diretti e ricavi superiori ai 600 milioni di euro l’anno. A questo si affianca un indotto più ampio di componentistica e meccanica di precisione legato alla filiera della Difesa, dove il contributo bresciano agli armamenti pesanti (mezzi corazzati, elicotteri, sistemi missilistici) resta perlopiù indiretto, fatta eccezione per il sito bresciano di Leonardo — l’ex Breda-Oto Melara — che sviluppa torrette navali e sistemi d’arma aeronautici.
Il contesto internazionale: la crescita della spesa per la difesa
Le previsioni per il 2027 vanno lette insieme al quadro geopolitico che si è consolidato negli ultimi anni. Il vertice NATO dell’Aja del giugno 2025 ha fissato l’obiettivo di portare, entro il 2035, la spesa complessiva per la difesa e la sicurezza al 5% del prodotto interno lordo di ciascun Paese membro, di cui almeno il 3,5% destinato alle esigenze militari fondamentali. È un impegno che sta ridisegnando i bilanci della difesa in tutta Europa.
I dati confermano questa dinamica. Secondo l’ultimo rapporto dell’istituto svedese Sipri, nel 2025 la spesa militare italiana è cresciuta del 20% rispetto all’anno precedente, portando l’Italia al dodicesimo posto nella classifica mondiale per spesa militare, con un valore stimato di 48,1 miliardi di dollari. In parallelo, l’export italiano di armamenti ha superato i 9 miliardi di euro. A livello europeo, la spesa militare complessiva è salita del 14%, raggiungendo il livello più alto mai registrato, un incremento che gli analisti attribuiscono alla combinazione tra il protrarsi della guerra in Ucraina e il percorso di adeguamento agli obiettivi NATO. Secondo le proiezioni dell’osservatorio Mil€x, rispettare la traiettoria fissata dall’Alleanza richiederà all’Italia un impegno aggiuntivo stimato in circa 500 miliardi di euro nel prossimo decennio, mentre i programmi già pianificati nei documenti della Difesa proiettano oltre 130 miliardi di euro di nuovi sistemi d’arma nei prossimi quindici anni.
Cosa aspettarsi dal distretto bresciano nel 2027
Sulla base di queste tendenze, gli operatori del settore individuano tre direttrici principali per il 2027.
La difesa aerea contro i droni. Le guerre in corso, a partire da quella in Ucraina, hanno reso i droni economici e a corto raggio una minaccia centrale sui campi di battaglia. Le aziende bresciane si stanno posizionando su questo segmento: Beretta Defense Technologies ha presentato nel 2026, alla fiera parigina Eurosatory, un nuovo sistema di torretta a controllo remoto (Livet) pensato per contrastare gli attacchi di droni armati, sviluppato anche grazie all’esperienza maturata con altri sistemi di contrasto ai droni del gruppo. È un segmento che, secondo gli analisti del settore, guadagnerà peso nel biennio 2026-2027, sostenuto dalla domanda dei ministeri della Difesa occidentali e della NATO.
La diversificazione del portafoglio prodotti. Diverse aziende del distretto stanno ampliando l’offerta anche attraverso operazioni di acquisizione, integrando nuove linee produttive — ad esempio quella delle munizioni — per allargare il mercato di riferimento e ridurre la dipendenza da un singolo segmento. Una strategia che gli operatori indicano come fattore di stabilizzazione dei ricavi nel medio periodo.
La tenuta del mercato civile e sportivo. Il segmento delle armi sportive e da caccia, storicamente il cuore del distretto, continua a beneficiare della domanda europea, mantenendo la Val Trompia uno dei poli mondiali di riferimento per questo tipo di produzione — un fattore che gli operatori considerano probabilmente stabile anche nel 2027, indipendentemente dall’andamento della componente militare.
Le variabili da monitorare
Restano alcune incognite che potrebbero incidere sulle previsioni. La prima riguarda la sostenibilità nel tempo dell’aumento della spesa militare europea, che dipenderà dalle scelte di bilancio dei singoli governi. La seconda riguarda il quadro normativo sull’export: le aziende bresciane operano entro i limiti fissati dalla normativa italiana sull’esportazione di materiale d’armamento, che vieta le vendite verso Paesi sottoposti a embargo, un tema su cui i vertici aziendali sono stati chiamati a rendere conto anche davanti alla Commissione Difesa della Camera. Infine, la scarsità di manodopera specializzata resta un elemento di fragilità strutturale segnalato da tempo dalle imprese del territorio bresciano, e potrebbe condizionare la capacità del distretto di rispondere pienamente a un aumento della domanda.
Una tradizione industriale che attraversa i secoli
Cinquecento anni dopo la commessa dell’Arsenale di Venezia a Bartolomeo Beretta, la Val Trompia si trova di fronte a una fase di espansione della domanda che ha pochi precedenti nella storia recente del settore. Il filo che lega quella prima fornitura di canne da archibugio ai moderni sistemi anti-drone è, in fondo, lo stesso che ha attraversato cinque secoli di storia: la capacità di un territorio di trasformare la lavorazione di precisione del metallo in un vantaggio industriale duraturo, capace di adattarsi ai cambiamenti geopolitici e tecnologici senza perdere la propria identità produttiva.
Bruno Siciliano – Security Manager
